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Durante i quattro anni trascorsi in serie A2 entrò come sponsor la Scavolini di Walter ed Elvino, che fedele dal 1975 ad oggi è la
più lunga sponsorizzazione del basket italiano. Nel 1978 la squadra allenata dall'ex
giocatore Marchionetti e guidata dal duo Thomas-Scheffler riconquistò nella seconda fase
la serie A1, che difese l'anno successivo grazie alla vittoria sulla Canon Venezia nello
spareggio di Bologna. Nel 1980 la Scavolini di Joe Pace, lo sregolatissimo re delle
stoppate stratosferiche, dovette di nuovo giocarsi la salvezza allo spareggio dove
sconfisse all'ultimo tiro la Superga Mestre. Fu proprio da quella partita che nacque la grande squadra degli
anni '80: l'estrema passione dei tifosi pesaresi, che avevano seguito la Vuelle fino a
Milano con una carovana di 79 pullman entrata nella storia del basket italiano, spinse il
presidente Palazzetti e lo sponsor Scavolini ad allestire una formazione che puntasse in
alto senza soffrire ancora. Così nelle due stagioni seguenti arrivarono alla guida di
"Pero" Skansi gli esperti Mike Sylvester e Mimmo Zampolini, le giovani promesse Walter
Magnifico e Roosevelt Bouie, e infine il grande Dragan Kicanovic. Nel 1982 la
Scavolini vinse la stagione regolare e grazie a Zampolini, che nella partita decisiva di
semifinale contro la Virtus aveva infilato il tiro della vittoria a 3 secondi dalla fine,
raggiunse la sua prima finale scudetto. Ma come purtroppo capitò spesso nel corso degli
anni '80, il sogno di vittoria si infranse contro il Billy Milano di Peterson e D'Antoni,
rinforzato dai muscoli dell'ex-varesino Meneghin. Dopo che Skansi aveva lasciato andare
Bouie per Jerkov, scatenando un mare di polemiche, la Vuelle conquistò nel 1983 il suo
primo ed unico trionfo europeo, vincendo la Coppa delle Coppe
a Palma de Majorca contro l'Asvel Villeurbanne, mentre la strada della finale scudetto
venne di nuovo sbarrata da D'Antoni e Meneghin. Tramontato il periodo slavo, anche in
seguito alla maxi-rissa tra "azzurri" e "plavi" agli Europei in
Francia, ci furono due anni di transizione in cui giunsero gli affermati Ario Costa e Andrea Gracis, gli ultimi
tasselli della squadra che vincerà il titolo. Dopo un anno molto travagliato, i playoff
del 1985 furono una piacevole sorpresa: partendo dall'ottavo posto, la Scavolini di
Giancarlo Sacco, definita "mina vagante" da Bianchini, eliminò a cassa loro le
favorite Roma e Caserta con le prodezze di Zam Frederick, ma in finale non potè fare
nulla di fronte alla Simac Milano di Joe Barry Carroll. Quella stagione portò in dote la
prima Coppa Italia, dopo una finale contro Varese
caratterizzata dal grande cuore di Mike Sylvester.
Nel biennio 1986-1987 la squadra del neo-presidente Walter Scavolini
perse ben quattro finali, vedendo sfumare la Coppa delle Coppe sia nel 1986 a Caserta
contro il Barcellona che nel 1987 a Novi Sad contro il Cibona dei fratelli Petrovic,
mentre in Coppa Italia c'era sempre lo scoglio Milano, dove era sceso il mito NBA Bob Mc
Adoo. Nel 1988 non sembrava proprio che le cose
andassero meglio, finché il "Vate" Valerio Bianchini,
dopo aver perso Greg Ballard per infortunio, sostituì anche Aza Petrovic, pescando dai
tagli NBA la coppia Darwin Cook & Darren
Daye. E furono proprio le doti dei due americani a permettere il salto di qualità
al gruppo degli italiani: l'impossibilità di contenere Daye, la spregiudicatezza di Cook
e la velocità del contropiede pesarese contribuirono nei play-off ad eliminare Caserta e
Varese sul loro campo, ritrovandosi di nuovo in finale scudetto contro l'immancabile
Tracer Milano. Ma questa volta le cose andarono diversamente e i pesaresi, guidati dai due
americani e da un grandioso Magnifico, persero ogni timore reverenziale e vinsero le prime
due gare. Sconfitta nella terza partita, la Scavolini si giocava in casa, nel palazzetto
stracolmo, la partita decisiva che poteva dare alla città un sogno cullato da decenni. A
fine partita sul tabellone era scritto Pesaro 98, Milano 87: dopo 40 anni era
arrivato il primo Scudetto, ed esplodeva incintenibile la
gioia che contagiava tutta la città, che avrebbe festeggiato la vittoria con
l'incredibile tavolata di tre chilometri lungo tutta Viale Trieste. Nella stagione
seguente Cook provò a ritornare nella NBA, e la Victoria Libertas, dopo aver
rappresentato l'Italia all'Open di Madrid, la Victoria Libertas partecipò per la prima
volta alla Coppa dei Campioni, ma i play-off furono rovinati dalla monetina che colpì
Meneghin; subìto lo 0-2 a tavolino i pesaresi non riuscirono a vincere a Milano,
vanificando il primo posto nella prima fase. L'anno successivo si riunì la coppia
Cook-Daye e venne promosso il vice di Bianchini, l'esordiente Sergio Scariolo. Dopo aver
perduto la finale di Korac, la Scavolini dominò la stagione regolare e sconfisse in
finale la sorpresa Ranger Varese, conquistando in trasferta il suo secondo Scudetto. La stagione successiva i biancorossi sfiorarono la grande
impresa all'Open di Barcellona contro i New York Knicks, arrendendosi solo alla fine allo
strapotere fisico di Pat Ewing, mentre la squadra si comportò bene fino alle Final Four
di Coppa Campioni a Parigi, dove venne eliminata in semifinale dalla Jugoplastika di Toni
Kukoc, subendo il contraccolpo anche nei playoff scudetto. Il nuovo allenatore Alberto
Bucci sostituì il mito Cook con Workman, e la Scavolini raggiunse tutte le finali
puntando ad uno storico slam. Battendo a Forlì la Benetton Treviso venne conquistata la
seconda Coppa Italia, che a tutt'oggi si sarebbe rivelato
l'ultimo trofeo, mentre sia in Coppa Korac (un pareggio all'andata) che in campionato
(dopo la vittoria nella prima partita) i biancorossi giunsero ad un passo dalla vittoria.
Ma sia il Messaggero Roma di Niccolai che la Benetton di Kukoc e Del Negro rovesciarono la
situazione: i primi vinsero Pesaro l'unico trofeo dell'"era Gardini", i secondi
conquistarono al Palaverde il loro primo scudetto.
L'anno successivo fu
caratterizzato dalla partenza di Daye e dall'arrivo di Carlton Myers,
ma dopo un'annata altalenante gli uomini di Bucci si videro sbarrare dalla Benetton di
Kukoc le strade per giocarsi le Final Four di Eurolega e la finale scudetto. Nella
stagione 1993/94 ritornò Valerio Bianchini e dopo un'incredibile semifinale contro la
Stefanel Trieste di Nando Gentile, domata dopo tre gare terminate al supplementare, Myers
trascinò i biancorossi contro la Buckler di Sasha Danilovic. La serie fu caratterizzata
dalla rissa tra Coldebella e McCloud (espulsi e squalificati rispettivamente a due e tre
giornate), e i virtussini vinsero solamente alla quinta partita. Nella stagione successiva
la Scavolini, lasciato Myers in A2 dove con 87 punti segnati in una gara avrebbe superato
il record di Riminucci, costruì con l'arrivo di Antonello Riva e Sandro Dell'Agnello una
squadra esperta per reggere sui due fronti Campionato e Eurolega, ma dopo una buona
partenza non riuscì a raccogliere nulla. Nel 1996, ultimo anno al vecchio palazzetto, la
squadra di Bianchini fu eliminata da Verona alle Final Four di Coppa Italia, mentre
dovettere arrendersi alla Fortitudo di Scariolo e Djordjevic sia in Coppa Korac che nei
playoff.
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